I Presidenti e la comunicazione : i discorsi alla radio e l’immagine televisiva

di Raffaello Doro

Nel corso della storia dell’Italia repubblicana il rapporto tra i mezzi di comunicazione e i Presidenti della ha acquistato sempre maggiore importanza. Questo non solo per l’accresciuta influenza esercitata dai media sulla società italiana a partire dalla seconda metà del XX secolo, ma anche e soprattutto per l’immagine e lo stile presidenziale definito da ciascun Presidente nel presentarsi ai cittadini e nel dare la propria personale immagine di simbolo dell’unità nazionale e garante della Costituzione. La comunicazione politica e istituzionale dei Presidenti è stata caratterizzata da un rapporto con i media, la stampa in primo luogo, la radio e televisione in un secondo momento, che ha restituito al Paese la figura di un Capo dello Stato in cui si mescolava tanto la “sfera pubblica” quanto lo spazio privato dei Presidenti. Da questo punto di vista è indubbio il ruolo svolto dalla televisione e dall’immagine televisiva dei vari Presidenti nel passaggio dalla seriosa autorità alla sorridente seduzione, fino alla naturalità “apparente” del mezzo televisivo, che si inserisce in quel processo tipico dell’età contemporanea definito come la “naturalizzazione” del corpo dei politici.

Il Presidente Einaudi nel 1949 inaugura la consuetudine dei messaggi di fine anno alla Nazione, uno dei più importanti rituali della vita politica italiana, utilizzando la radio, ma soprattutto le immagini dei cinegiornali della “Settimana Incom e i documentari dell’Istituto Luce come veicolo significativo per presentarsi ai cittadini e fornire un’immagine pubblica sobria ma al tempo stesso popolare. Caratterizzato da uno stile mediatico coinciso, tipico del “Presidente professore”, i suoi discorsi e la sua figura proponevano un Presidente in linea con un Paese che si avviava alla ricostruzione nei difficili anni del dopoguerra, inaugurando una forma di familiarizzazione della figura presidenziale agli occhi dei cittadini.

Il Presidente Gronchi, il primo a confrontarsi con la nascita della televisione pubblica (1954), personalizza lo stile presidenziale interpretando i cambiamenti sociali in atto, alla luce delle sue capacità retoriche e delle sue sensibilità mediatiche. La particolare predisposizione del Presidente Gronchi per videocamere e obiettivi fotografici lo iscrivono all’interno della nascente società dello spettacolo, anche in coincidenza con il boom economico e con l’american way of life che si afferma a partire dai primi anni Sessanta. Grazie al progressivo interesse dei media per le vicende “private” e famigliari del Presidente, con Gronchi si assiste in modo compiuto ad un inserimento dello spazio privato della più alta carica dello Stato nel dibattito dell’opinione pubblica.

 Il 31 dicembre 1960 Giovanni Gronchi si rivolge ai cittadini italiani per i tradizionali auguri di fine anno con il primo messaggio televisivo trasmesso dalla Rai. Anche se la televisione non era ancora il mezzo di comunicazione più diffuso, questa nuova consuetudine decretava un nuovo rapporto tra le istituzioni e i cittadini filtrato dai media. Se il mandato di Antonio Segni sarà ricordato per la sua brevità, le sue apparizioni sugli schermi televisivi saranno significative, con uno stile che esprimeva una originalità legata alla sua persona, alla figura di aristocratico che dialoga con i cittadini e formalizza delle pratiche ricorrenti che contribuiscono ad accrescere la popolarità dei Presidenti.

La retorica del Presidente Giuseppe Saragat si sarebbe ben coniugata con un mezzo televisivo che nel corso degli anni Sessanta aumentava le sue occasioni di fruizione con l’istituzione del secondo canale della Rai. Nel corso della Presidenza Leone, definita dalla storiografia come una presidenza “notarile”, la televisione inizia quel lento percorso che condurrà in direzione di una raffigurazione sempre più spettacolare della politica. Una presidenza che viene in parte oscurata dai media per il periodo di intensa conflittualità sociale che cade negli anni Settanta, ma che partecipa di innovazioni come l’introduzione del colore. Il messaggio del 31 dicembre 1977, il primo a colori, restituisce un’immagine di un Presidente, che seppur accusato per lo scandalo Lockeed, utilizza il mezzo televisivo per controbattere alle accuse e per mostrarsi con determinazione ai cittadini.

Uscito pesantemente colpito dalla crisi di legittimazione causate dalle accuse ricevute nella martellante campagna di stampa contro il Presidente Leone, l’istituto presidenziale trova nuova linfa grazie al carisma e alla personalità di Sandro Pertini. Fin dal discorso di insediamento l’impatto sui media che negli stessi anni vedevano l’inizio della trasformazione del settore radiotelevisivo con la nascita di migliaia di radio private e dei canali televisivi privati, è fortissimo grazie ad uno stile spontaneo, diretto, che lascia spazio ad una retorica colloquiale sapientemente costruita. Il Presidente Pertini si mostra più in sintonia dei suoi predecessori con il mondo dei media, instaurando un rapporto simbiotico con la televisione, come dimostrano i discorsi di fine anno nei quali si rivolge agli italiani, fumando la pipa e parlando a braccio, seduto in poltrona. Lo stile di Pertini si caratterizza per la ricerca costante del contatto con la televisione, come in occasione della lunghissima diretta della vicenda di Alfredino Rampi, il bimbo caduto in un pozzo artesiano a Vermicino nel 1981, o la sua esultanza come un tifoso tra tanti, in occasione della vittoria della nazionale di calcio ai mondiali di Spagna nel 1982. Lo stile all’avanguardia della presidenza Pertini non sarà seguito dal Presidente Cossiga che tuttavia presenta a suo modo delle forti peculiarità. Definito il “sardo muto” per delle esternazioni tanto rituali quanto ordinarie, nella prima parte del mandato svolge il suo compito rivolgendosi agli italiani in occasioni dei discorsi di fine anno con uno stile asciutto e sobrio. A partire dal messaggio di fine anno del 1989, poche settimane dopo la caduta del Muro di Berlino, riprende uno stile energico, con espressioni sovente al di fuori delle righe e della prassi istituzionale Gli ultimi due anni sono caratterizzati da frequenti apparizioni televisive che mostrano un Presidente che interviene su questioni anche di stretta attualità politica, in una fase in cui il declino dei partiti tradizionali era avviato e dove il Presidente non perdeva occasione per chiedere delle riforme significative del quadro politico e istituzionale, utilizzando la televisione come potente strumento per stimolare l’opinione pubblica. Un rapporto con la televisione che arriva a momenti di forte immediatezza, come in occasione dell’ultimo messaggio di fine anno del 31 dicembre 1991, dove i tre minuti e mezzo costituiscono quasi un record di brevità, oppure nel messaggio a reti unificate pronunciato in occasione delle sue dimissioni nell’aprile del 1992.

Un analogo uso dei canali televisivi sarà effettuato dal Presidente Scalfaro, il quale dopo il primo messaggio pronunciato alla fine del 1992, al termine di un anno drammatico per la politica e la vita sociale italiana, travolta dagli scandali di Tangentopoli, dagli attentati della mafia e da una situazione economica critica, lancia un messaggio di unità e di speranza. Il Presidente Scalfaro utilizza il mezzo televisivo per difendere prima ancora della sua persona, accusata per una vicenda relativa ai fondi del Sisde, l’istituto presidenziale con il forte messaggio rimasto celebre del “Io non ci sto” pronunciato la sera del 3 novembre 1993. Con l’arrivo nella società multimediale, di Internet e della circolazione globale delle immagini dei Capi di Stato, il Presidente Ciampi dimostra una particolare sensibilità nel rapporto con i media, puntando alla valorizzazione dei simboli dell’Italia repubblicana in una forma di rinnovata pedagogia civile in cui un ruolo decisivo era giocato dalla televisione. La Presidenza di Giorgio Napolitano ha assistito all’evoluzione dei social network. Il Presidente diventa anche oggetto di una comunicazione passiva che rimbalza nei vari canali della Rete. Tuttavia la sua presenza sugli schermi televisivi è discreta e viene sottolineata soprattutto in occasione dei messaggi di fine anno che hanno accompagnato il Paese in questi difficili anni di crisi economica.

Il rapporto tra media e Presidenti è stato decisivo nella costruzione di un’immagine da presentare all’opinione pubblica nell’ottica di valorizzare e promuovere l’istituto presidenziale. In questo modo i vari Presidenti hanno cercato di stabilire un rapporto più stretto con i cittadini, mostrandosi all’opinione pubblica secondo stili e peculiarità differenti, che permettono oggi di procedere all’analisi di quanto la loro rappresentazione mediatica ha contribuito a rafforzare o indebolire l’immagine del Capo dello Stato percepita dai cittadini e dal Paese nel corso di oltre 65 anni di storia dell’Italia repubblicana.

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